EMPATIA: COS’E’ E COME SI MANIFESTA

EMPATIA: COS’E’ E COME SI MANIFESTA

Dicono che gli empatici siano esseri speciali. Hanno due cuori: uno sulla pelle per sentire,

l’altro al centro del petto per dare. Heartless_li

Per essere una persona empatica è necessario saper riconoscere se stessi, le proprie emozioni e sentimenti altrimenti non sarà possibile identificarle e riconoscerle negli altri. 

Le persone empatiche hanno una spiccata sensibilità con la “capacità immediata di mettersi nei panni dell’altro e di ascoltarlo nel profondo” senza smettere di essere se stessi, senza fondersi o lasciarsi trascinare dalle emozioni della persona con il quale si relazionano. Come se avessero un’antenna ricevente a lungo raggio, catturano emozioni e sensazioni che vibrano nell’ambiente.

Con la loro spiccata sensibilità, riescono ad utilizzare il sentimento empatico in modo flessibile attivandolo come e quando lo ritengono opportuno, a seconda delle persone e delle circostanze con cui interagiscono o del contesto sociale in cui si trovano. Sono in grado di modulare questo sentimento senza cadere nell’eccesso o nell’assenza.

Questa è una caratteristica dell’essere umano che si sviluppa precocemente all’interno della relazione di attaccamento, ma può essere sviluppata 

Gli studi di Giacomo Rizzolati e Vittorio Gallese

Sono gli scienziati scopritori dei neuroni a specchio. Essi affermano che l’empatia è parte del corredo genetico della specie, una capacità che se stimolata e favorita nel bambino in modo significativo dalle figure di riferimento, crescendo riuscirà a costruire relazioni appaganti. Diversamente, se i genitori non sono riusciti ad entrare in sintonia con il bambino favorendone l’ esperienza, esso troverà difficoltà a instaurare relazioni sane. L’empatia risulta essere una capacità importantissima, poichè permette di avvicinare le persone e non di allontanarle.

La teoria di Martin Hoffman

L’empatia ha uno sviluppo articolato e complesso che assume diverse forme man mano che procede lo sviluppo.

Esso propone un modello a 3 componenti:

  1. La componente affettiva si forma in età precocissima, ed è quella ad avere un ruolo maggiormente rilevante. Il bambino si lascia contagiare dalle emozioni della mamma: se la mamma è felice lo sono anch’io; se è triste divento triste anch’io. Questa fase non è mediata dal pensiero perché l’aspetto cognitivo è assente.

  2. La componente cognitiva procedendo nella crescita acquisirà maggior importanza. In questa fase interviene la capacità di riconoscere e dare un nome agli stati emotivi dell’altro, di condividere e immaginare la prospettiva altrui mantenendo una distinzione tra sé e l’altro. L’empatia assume una forma più evoluta.

  3. La componente motivazionale aggiunge la condivisione e la preoccupazione per l’altro, il desiderio di poterlo aiutare. Il condividere l’emozione con l’altro e la possibilità di poter prestare aiuto, fa sperimentare a chi aiuta una sensazione di benessere; nella scelta contraria invece, porterebbe il senso di colpa.

In pratica, lo sviluppo equilibrato di questa capacità permette di essere vicino all’altro affettivamente e cognitivamente. La persona arriva a sentire e capire cosa sperimenta e cosa sente l’altro, si rende partecipe di questo dolore e, sperimentando una compassione sincera, l’altro lo sente.

DEFICIT DI EMPATIA: FUGA DALLA GIOIA DEGLI ALTRI

Una ricerca scientifica rivela che il 98% delle persone possiede la capacità di provare empatia, ma solo pochi raggiungono il pieno potenziale. Tra queste vi sono persone che farebbero l’impossibile per aiutare gli altri e altre non farebbero nemmeno un passo. Quest’ultimi sono persone che non ammettono errori, non tengono in considerazione i pensieri ed i sentimenti degli altri e non gli interessa comprendere il loro punto di vista, non si preoccupano né prestano attenzione a chi è intorno a loro, per il semplice fatto che non gliene importa. Essendo concentrati su loro stessi mostrano egoismo e freddezza nei sentimenti e non arrivano a provare compassione o interesse verso la sofferenza dell’altro. Spesso vantandosi di questa loro peculiarità.

Sono persone poco amichevoli non inclini a legare con gli altri. Difficilmente danno qualcosa se non ricevono, sanno però abilmente approfittarsi di ogni situazione per ottenere benefici e raggiungere i propri scopi. Nella gran parte dei casi, con i loro comportamenti manipolatori, riescono a far sentire in colpa la persona con cui interagiscono rigirando in modo astuto le argomentazioni.

L’EMPATIA POSITIVA: L’ANTIDO CHE CI SERVE PER RESTARE UMANI

Il mondo che viviamo sta erodendo lentamente questa forma di conoscenza, portando le persone all’incapacità di apprezzare i diversi punti di vista, le emozioni e i sentimenti degli altri. Un iper-individualismo che porta al pregiudizio, alla disuguaglianza e inevitabilmente al conflitto. L’empatia può essere praticata e allenata 

L’IMPORTANZA DELL’EMPATIA NEL MIO LAVORO

È una capacità indispensabile nel lavoro che svolgo, sentire l’altro sia a livello di sensazioni, sintomi ed emozioni mi permette di intervenire nel modo più opportuno, in base alle necessità della persona.

“Vestire i panni dell’altro” in modo consapevole, mi consente di modulare l’intervento e personalizzarlo in base agli aspetti più profondi che la persona non manifesta a parole, e di cui spesso non è pienamente consapevole. Altresì, di riconoscere la persona quando entra nel flusso di attivazione e della sua capacità di sostenerla e arrivare a renderla più tollerante, ma anche riconoscere quando è preferibile spostare l’intervento in una zona di maggior agio.

Il senso di sicurezza nell’interazione

Quando la persona si sente compresa, sostenuta e accolta può rilassarsi e sentirsi al sicuro, questo le permette di aprirsi e agevolare il processo di elaborazione, arrivando ad un insight profondo. L’empatia associata alla sensibilità è un aspetto fondamentale in questo tipo di terapia poiché permette di agevolare l’elaborazione di quegli aspetti della vita fino a quel momento fonte di disagio e sofferenza. 

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