- FRAMMENTAZIONE E IPERAROUSAL Quando di vive un evento altamente stressante, che può rappresentare un vero e proprio trauma, c’è il rischio ad accelerare le cose. Ignorando le parti di sé più coerenti o funzionali, si è spinti a raccontare la storia facendo emergere reazioni emotive intense, andando in iperarousal che, equivale al rischio di una cronicizzazione delle risposte disadattive con un prolungamento delle stato di iperattivazione . Questa è una caratteristica del trauma. Rallentare e lavorare con piccoli pezzi diventa imperativo, per ri-organizzare, integrare e creare tanti punti di forza interni!
- ABBIAMO DELLE BARRIERE PROTETTIVE il cervello per tanti buoni motivi, cerca di tenere i ricordi traumatici lontani. In caso di trauma i ricordi si frammentano come un puzzle, tante parti vengono dimenticate e nella rielaborazione la storia potrebbe non avere un ordine o avere delle parti mancanti o non coerenti o disorganizzate. Il racconto aumenterebbe l’incoerenza andando ad alimentare il senso di frustrazione, di confusione e fragilità.
- RE-TRAUMATIZZAZIONE. Il trauma è una ferita dell’anima sempre viva fino a che non si sana. Molte persone vittime di un trauma non sanno come proteggersi, parlare del trauma significa ri-viverlo con il rischio di sentirsi inondati da reazioni travolgenti durante il processo, se il loro sistema nervoso non è in grado di regolare se stesso, andando anche a rinforzare le abitudini disadattive acquisite in passato.
- EVITARE CHE IL MURO DEL DISAGIO DIVENTI PIÙ SPESSO. Raccontare e raccontare è come se volessi abbattere un muro a mani nude e più cerchi di abbatterlo più diventa resistente, lo stato di allerta aumenta, sembra troppo grande per superarlo o abbatterlo con la sola forza di volontà o la razionalità. Gradualmente, in modo delicato, occorre togliere il muro piccoli pezzi alla volta, per imparare a gestire l’attivazione, sentirsi più sicuri trovando nuove risorse interiori, per far emergere la forza vitale che è posta dietro, senza avere effetti di congelamento o paralizzanti. Nel tempo ci si accorgerà che la storia può essere espressa senza essere invasi dalla tensione e dal senso di sofferenza, essendo diventata meno attivante.
- IL CORPO HA UNA MEMORIA, ricorda tutto ma proprio tutto, senza tralasciare nulla. I ricordi traumatici rimangono ancorati alle sensazioni fisiche e agli schemi motori. Raccontare la propria storia nell’immediato può avere l’effetto di un vaso che si svuota e apparentemente dare l’impressione di sentirsi meglio, anche solo per il fatto che qualcuno ci ha ascoltato, ma questo impedisce di entrare in contatto con le tracce traumatiche e imparare a gestirne le manifestazioni. (Levine, Trauma e memoria)
Imparare pian, piano a prendere contatto con quella parte di noi che è la sede del nostro sentire per elaborare i nostri vissuti e ri-trovare la nostra parte più vera: il nostro Sé.
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