Partire,
lasciando schemi antichi, abitudini scontate
che hanno il sapore della normalità.
Lasciare il telefono, l’asciugacapelli,
gli spazi personali con i momenti di sana solitudine.
Partire,
gettando in valigia due pantaloni, qualche maglietta,
insieme a piccoli “lussi”, come la zanzariera nuova per il letto dalle reti bucate,
l’antizanzare, il mollettone per raccogliere i capelli umidi,
l’insetticida per tenere lontane blatte e scorpioni
che incuranti saranno lì a farci compagnia.
Partire,
con l’identità più vera, quella più profonda,
pronta ad accogliere e sperimentare sensazioni ed emozioni nuove,
senza se e senza ma, senza incertezze, né pregiudizi.
Essere come una pagina bianca sulla quale scrivere
momenti di vita vissuta con l’intensità che meritano.
Uno spazio vuoto da riempire con ciò che è e ciò che sarà
in una realtà oltreoceano.
Incontro una terra dal clima tropicale
dalla natura selvaggia che stupisce,
consola e rallegra con la visione dei colibrì variopinti
e le farfalle dai colori cangianti.
Una natura che interrompe il silenzio della notte
con il verso stridente delle scimmie urlatrici e annuncia l’alba
con il canto dei galli multicolori,
che per le strade si alternano e paiono danzare.
Incontro una Comunità che regala sorrisi aperti, cordialità e rispetto.
Incontro un silenzio colmo di tante parole mute
ricche di significato, che aspettano di essere comprese.
Un silenzio che osservo nei bambini che camminano a piedi nudi
sulle strade bianche ciottolose, con chicchi di mais e polli nudi nei cesti poggiati sulla testa,
mentre sbrigano piccole faccende o consumano l’unico pasto della giornata .
Un’infanzia senza età tradita dalla povertà,
mostrata anche nel gioco “figlio del tempo”,
con pianti e risate silenziosi.
Bambini che giocano con pezzi di legno raccolti nei campi;
a braccio di ferro cavalcioni di un tronco d’albero;
con il tacchino che scorazza libero nella casa e che abbracciano fieri
come fosse una bambola di pezza.
Silenziosi sono i loro sorrisi che offrono insieme agli abbracci con fresca leggerezza,
superato il ponte della diffidenza verso lo straniero.
Gocce di affetto che toccano il cuore sollevando una profonda commozione.
Il silenzio l’osservo nelle donne
con il dolore nascosto tra le pieghe del volto,
tradito dallo sguardo senza gioia che narra un’infanzia vissuto sul fronte della guerriglia.
Si osserva nelle adolescenti con la pancia gonfia,
precocemente volate nel mondo degli adulti.
Figlie, sorelle, mogli… madri che piangono figli desaparecidos.
Donne con la fatica scolpita dentro,
vincolate da una cultura machista (maschilista), che nutrono, accolgono, insegnano tradizioni antiche fatte di rituali, saperi e usi millenari.
Donne fiere a difesa del territorio, che lottano per il diritto di uguaglianza politica e civile,
che vivono la vita con dignità e forza, dentro e fuori le “case”: muri di mattoni senza porte, né finestre, con i tetti di lamiera, dove il rivolo d’acqua piovana scandisce il tempo con il suo tintinnio costante nella ciotola posta sul pavimento di terra o cemento.
Donne coraggio,
con l’animo che parla di speranza, fonte d’amore per la vita.
Donne con il desiderio di frantumare i macigni posti sul cuore,
disposte ad aprirsi per dischiudere i sogni rapiti da demoni rapaci,
pronte a percorrere il proprio sentiero di libertà e auto affermazione.
Il rumore del silenzio,
ancor prima di nascere ha forgiato il volto fiero degli uomini.
Lo si può cogliere nei loro sguardi intensi e impenetrabili!
Sguardi che osservano il fluttuare della vita:
laghi oscuri ormai prosciugati da cui affiorano le ferite
di anime inquiete che vagano smarrite tra le stanze buie dei ricordi.
Guerrieri portatori d’ideali,
che osteggiano con fermezza la mancanza di rispetto per la vita,
che grati proteggono la sacralità della natura e le leggi della grande Madre che li ha protetti e salvati.
Uomini che conoscono i misteri delle piante,
sapienti nell’ascoltare la voce degli alberi e i ritmi di una terra
che ha accolto, protetto e nutrito i propri figli e
ne custodisce i lamenti con le orme indelebili tinte di rosso
che giacciono sepolti nel suo grembo.
Un lembo di terra pagata a caro prezzo,
che germoglia sotto le mani callose e le spalle ricurve,
mentre i primi raggi di sole baciano i campi di mais coltivati
e la speranza disegna nuvole nere nel cielo, anelando arcobaleni.
Vedo Uomini e Donne con un passato difficile da contenere e da gestire,
muovere passi avanti lasciando al vento gli intimi e dolorosi segreti
che impietosi ritornano notte dopo notte abbagliati dalla luce della luna.
Anime in cerca di Nuovi Orizzonti che guardano a spazi di fiducia
per camminare verso un futuro che ancora non c’è,
liberi dalle oppressioni,
liberi di vivere ed entrare pienamente nella luce del sole.
Liberi con il diritto di avere giorni migliori e far cantare al silenzio nuove melodie.
Un silenzio che ha palpitato nel mio petto,
dove alloggia un’esperienza preziosa da custodire.
Uno spazio pieno di emozioni pure,
di semplicità, autenticità, commozione e di valori nuovi!
Valori spesso dimenticati e trascurati.
Di profonda gratitudine vesto questa esperienza,
per quello che ho potuto donare e quello che ho ricevuto;
per avere incontrato la fiducia e per averla conquistata.
Grata per la possibilità di sostenere e condividere una lacrima senza smarrirmi;
per aver mantenuto la serenità attraversando il fiume di dolore che ho visto e percepito;
per essere riuscita a mostrare leggerezza e gioia anche nel confronto più duro;
per aver vissuto un’esperienza che ha lasciato un’impronta indelebile nel mio cuore e
accarezzato la mia anima, che si è potuta esprimere
nella totale libertà sapendo di essere accolta.
Caterina Lattanzio
