EVENTI POTENZIALMENTE TRAUMATICI NEI BAMBINI

EVENTI POTENZIALMENTE TRAUMATICI NEI BAMBINI

Vi è una categoria di traumi riconosciuti universalmente come gravipoi vi è una seconda categoria su cui portare attenzione e si riferisce ad eventi potenzialmente critici da non trascurare, nello specifico, sono esperienze legate alla fase dell’attaccamento e dello sviluppo che possono generare un trauma. Trattasi di eventi legati ad una fase precoce della vita e nascono da una mancanza di educazione volta a promuovere nel bambino comprensione e resilienza.

Una relazione non deve essere necessariamente abusante per infliggere un trauma, la percezione gioca un ruolo importante e quello che per un adulto risulta essere un evento all’apparenza insignificante nel bambino può provocare effetti collaterali avversi sullo sviluppo di un bambino, sia a livello fisico che emotivo e neurologico, molto dipende da come viene gestita la situazione. Vi sono delle variabili che rappresentano le condizioni di maggior rischio nello sviluppo di un trauma complesso, tra queste la mancanza di un caregiving protettivo e accogliente e tutte quelle esperienze che, rispetto agli eventi avversi singoli e isolati, si ripetono a intervalli di tempo prolungati per almeno un anno con effetti cumulativi e coinvolgono il contesto familiare, normalmente preposto a garantire il benessere del bambino. Possono riferirsi ad esperienze sfavorevoli dirette o assistite, come testimone di ripetuti e gravi episodi di violenza interpersonale a cui il bambino non si può sottrarre.

La lista degli eventi potenzialmente avversi di seguito descritti possono rendere in modo approssimativo l’idea:

  • Trascuratezza emotiva ma bisogni finanziari e fisici soddisfatti;
  • Mancanza di un genitore protettivo e accogliente;
  • L’esperienza di perdersi di un centro commerciale;
  • Ignorare il bambino alle sue richieste inclusi i capricci prolungati estremi;
  • Lunghi periodi di separazione o assenza che possono sviluppare nel bambino un senso di abbandono. Non supportare i sentimenti del bambino senza spiegare dove sia il genitore o l’assenza non viene discussa o spiegata;
  • Malattie familiari: molto dipende da come vengono gestite;
  • Abusi di sostanze da parte dei genitori, visibili o nascoste;
  • Negligenza nella cura fisica o affettiva e incapacità di modulare gli stati emozionali del bambino;
  • Educazione denigratoria o autoritaria, spesso ricorrendo agli schiaffi, punizioni o le minacce convinti sia un intento educativo (di solito per affermare la propria autorità, per la mancanza di pazienza o lo sfogo personale che vengono riversati sul bambino per l’incapacità di controllarsi o di comunicare) o con richieste eccessive che vanno oltre i limiti e le possibilità del bambino. Entra in gioco anche un’educazione iperprotettiva, che non permette al bambino di esplorare, giocare, manifestarsi, sviluppare un’autonomia sana, senza farsi carico delle paure e delle ansie del genitore;
  • Essere testimone di violenza o conflitti violenti frequenti o agiti e irrisolti fra partner, anche taciuti, sia in presenza che in assenza dei bambini. Sentono, vedono assorbono ogni cosa e non funziona la credenza “tanto non ci sono o davanti a loro non lo facciamo”. È molto comune per i bambini attivare un comportamento iperprotettivo verso un genitore o verso le persone amate ( include la genitorializzazione precoce) o mostrare a tollerare un loro riavvicinamento dopo una separazione provare. Questo vale anche per le liti frequenti in una famiglia che vede l’incapacità di una separazione;
  • Figli contesi in caso di separazione o divorzio, in particolare se questo avviene in un clima ostile;
  • Silenzi prolungati non motivati, assenza di comunicazione che fa gravare sul bambino o adolescente un forte senso di solitudine;
  • Traumi nascosti possono generarsi attraverso, comportamenti manipolatori o ricattatori da parte del genitore che inducono instabilità e insicurezze nel bambino; Scoppi di rabbia ricorrente e immotivata manifestata da parte di un genitore.
  • Atti di Violenza vista in tv o nella comunità
  • Un supporto ambientale deficitario o fallimentare;
  • Un intervento chirurgico molto precoce;
  • Un trauma di attaccamento molto difficile, ad esempio una madre profondamente depressa o non disponibile affettivamente o malata o caregiving caotici.

LE ESPERIENZE SI TRASFORMANO IN SINTOMI E DISAGI

A seguito di tali esperienze avverse vissute nella prima infanzia i bambini sviluppano danni nel processo di crescita e problemi cronici a più livelli. In base a quanto denunciato da Van der Kolk, nonostante le vittime di abuso e trascuratezza da parte delle figure primarie di attaccamento sono più comuni e complesse di quello che si pensa, il nostro sistema diagnostico pare abbia deliberatamente ignorato questa evidenza con l’impatto che i traumi hanno su bambini che crescono in ambienti in cui sono sottoposti ad esperienze di questo tipo in modo continuativo. (Van der Kolk 2014, p.165)

Il  trauma si fissa all’interno del sistema nervoso, mantenendolo all’erta e facendogli perdere la propria flessibilità. Dobbiamo quindi aiutarlo a ritrovare la propria iniziale larghezza di banda e di forza. (P. Levine)

L’intervento tempestivo risulta essere fondamentale al fine di contenere i danni. I sintomi che possono manifestarsi variano in base all’età, presentarsi a gruppi, essere parziali, comparire a poche ore dall’evento traumatico o presentarsi dopo giorni o settimane. I sintomi possono presentarsi con grande intensità ed essere seguiti da una remissione graduale o possono permanere e aggravarsi nel tempo.

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