LA GENITORIALITA': LA GRANDE SFIDA

LA GENITORIALITA’: LA GRANDE SFIDA

I bambini si affidano completamente alla volontà delle figure di riferimento che rappresentano fonte di sopravvivenza, sostentamento fisico, affettivo, emotivo e psicologico. Noi siamo per loro il primo esempio concreto. Attraverso le figure di riferimento apprendono come affrontare le esperienze di vita. I bambini crescendo in un ambiente sereno dove i loro bisogni sono accolti, nutriti e supportati da figure di riferimento responsabili, amorevoli, empatiche e presenti, svilupperanno fiducia, autostima con la capacità di regolare i propri stati emotivi e affrontare gli eventi difficili della vita senza rimanerne sopraffatti.

Dobbiamo essere pienamente consapevoli che i bambini risentono di ogni azione, comportamento, mancanza, assenze, abusi o maltrattamenti, che siano visibili, velati o nascosti, e le conseguenze vanno ad incidere sulla capacità auto-regolatrice dei bambini, al punto da interrompere il normale funzionamento dei sistemi di risposta allo stress del corpo e del cervello, che possono influenzare il funzionamento emotivo e cognitivo (Putnam, 2006) e tenderanno a ricordarlo fisicamente sotto forma di sintomi fisici. (Van der Kolk) I bambini nel trauma imparano a separare l’esperienza dolorosa al fine di proteggere la figura di attaccamento con il genitore.

Come genitori nella gran parte dei casi entriamo in questa intensa esperienza con gli schemi del passato. Non dobbiamo essere genitori perfetti, perché il genitore perfetto non esiste,  ma possiamo essere genitori efficaci in un ruolo che incontra diverse difficoltà che richiedono la nostra massima attenzione, perché attraverso le figure di attaccamento i bambini ricevono sia informazioni sulla realtà del mondo esterno, il modello di sé e dei genitori, sia i modi con cui rapportarsi e trattare con queste realtà. Tali informazioni, provenienti dalle interazioni con le figure di riferimento, vengono integrate come schemi fin dalle prime esperienze, perdurano tutta la vita regolando le modalità di relazione in modo automatico e intuitivo in base all’apprendimento ricevuto. Il segreto secondo Bruno Bettelheim nell’essere “un genitore quasi perfetto” sta nel mettersi nei panni dei bambini nelle varie fasi di vita, costruire con loro un profondo e duraturo rapporto di comunicazione emotiva e affettiva.

Numerosi studi scientifici nel campo delle neuroscienze evidenziano che le esperienze traumatiche infantili sono particolarmente comuni rispetto a quello che si pensa, molto varia in base alla fase dello sviluppo, alla durata dell’evento,  alla natura del trauma, che possa essere impersonale o interpersonale o cumulativo.  Quello che negli ultimi decenni è stato appurato è che gli effetti dell’evento traumatico, occorso nella fase precoce della vita, risulta essere particolarmente pervasivo e complesso rispetto a quelli che si verificano nella fase adulta, come complesse risultano essere anche le modalità di adattamento e le reazioni.  In particolare, è stato dimostrato che i traumi interpersonali hanno effetti più profondi rispetto a quelli impersonali (Van der Kolk et al, 1996;2005). L’ambiente familiare è quello maggiormente a rischio per sviluppare un trauma in un bambino o un adolescente rispetto alla comunità o nelle relazioni impersonali, e qualsiasi evento può risultare minaccioso o altamente traumatico.

La realtà alla base di un trauma psichico è che può interferire in modo profondo, modificando in modo radicale e permanente la biologia e la psicologia dell’individuo, capovolgere ogni certezza di controllo da parte dell’uomo, facendo luce su come l’evento traumatico possa agire direttamente e in modo incisivo, sulla psiche e agire sulla personalità, modificandola senza che questi possa fare nulla per evitarlo.

Dato che le sfide con cui si confrontano i genitori che sperimentano stress sul versante economico, psicologico e sociale sono numerose, alcuni ricercatori raccomandano un approccio operativo globale e competente per affrontare eventuali difficoltà nel modo più sereno possibile. (Fournier e Perry, 1998; Kesner e McKenry, 2001; Stoiber e Waas, 2004). (Per sapere cos’è il trauma clicca qui)

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