CONFINI PERSONALI: COSA SONO?

CONFINI PERSONALI: COSA SONO?

I confini non sono muri che mettiamo tra noi e gli altri o tra noi e le situazioni e non vuol dire nemmeno essere egoisti o persone poco empatiche. Il confine delimita il nostro spazio personale, è utile per la nostra sicurezza fisica, mentale ed emotiva. Trattasi di un limite invisibile, una “finestra di tolleranza”che determina fiducia, stabilità emotiva e autostima, detta regole, limiti e comportamenti, definisce e protegge la nostra identità, ci fa sentire al sicuro indipendentemente dalle esperienze di vita.

Un diritto inviolabile dell’individuo oltre il quale gli altri, senza il nostro permesso non possono entrare. Permette di evitare comportamenti lesivi o inaccettabili da parte degli altri, aiuta a gestire le problematiche, a scegliere le azioni o le parole che proteggono questo spazio, e sarà un SI se vogliamo o un NO chiaro se non ci piace qualcosa.

CONFINI NON RISPETTATI

Normalmente, in modo istintivo, sappiamo quando qualcuno invade o non rispetta questi confini entrando in questo spazio personale che possiamo definire “intimo”, il corpo lo segnala immediatamente, esso è una guida infallibile da ascoltare:  il corpo si irrigidisce, sentiamo una stretta allo stomaco, incrociamo le braccia o le gambe, percepiamo un senso di fastidio o disagio emotivo, possiamo sentire emozioni quali rabbia oppure paura e l’impulso è quello di portare avanti le braccia, come a tracciare una “linea immaginaria” tra noi e l’altro. Queste le reazioni che si attivano per difendere la nostra privacy e noi stessi da quella che percepiamo come un aggressione.

CONFINI NON SANI?  I SEGNALI A LIVELLO PRATICO

La creazione dei confini sono radicati nella storia della persona. A causa eventi avversi o traumi vissuti (Cos’è il trauma? Clicca qui per approfondire) interviene una frammentazione dei ricordi e di conseguenza la rottura dei confini con serie ripercussioni sul nostro equilibrio. Senza questi, la nostra vita può diventare difficile, una baraonda, ne risente l’autostima, il nostro senso d’identità e sicurezza, ne risente la possibilità di porre dei limiti appropriati.

A livello pratico la rottura dei confini può esprimersi con comportamenti e modalità del tipo:

  • Sentirsi usati, giudicati, vittimizzati o non rispettati dagli altri, sentire di recare disturbo;
  • Difficoltà di affermare la propria volontà e lasciarsi convincere a fare cose di cui non sei convinto;
  • Difficoltà a dire “no”, accettare critiche o i “no” dagli altri;
  • Porsi troppo vicini all’altro o troppo distanti;
  • Mostrare una tolleranza eccessiva alle provocazioni, ai compromessi, ai ricatti, agli sguardi seduttivi o a situazioni ritenute inaccettabili;
  • Investire tanto tempo ed energie nel lavoro o nelle relazioni e ricevere sempre meno: dare sempre più agli altri e sempre meno a se stessi; assumersi troppe responsabilità per le azioni e le emozioni degli altri o si chiede a qualcun altro di assumersi le proprie;
  • Bisogno dell’approvazione degli altri, piuttosto che soddisfare il desiderio di esprimere se stessi;
  • Rimanere spesso coinvolti nei problemi degli altri o invischiato in situazioni che non ci riguardano;
  • Trovarsi invischiati in relazioni malsane o non realmente desiderate con la difficoltà ad uscire da relazioni o situazioni pericolose o distruttive, che tolgono energia ed entusiasmo;
  • Pensare di non meritare attenzioni, amore e stima o qualcosa di meglio rispetto a quello che si possiede;
  • Credere che il proprio benessere affettivo derivi unicamente dall’aver soddisfatto i bisogni e le richieste del partner per arrivare a sostituire i propri bisogni con quelli dell’altro fino a smettere di desidere;
  • Conformarsi alle idee degli altri per paura delle opinioni altrui. Paura di perdere l’attenzione o di essere meno amati se ci si discosta dal loro modo di fare ed essere;
  • Essere facilmente influenzabili, sempre indecisi, facilmente sottomessi alla famiglia, al partner, ai figli;
  • Difficoltà a tenere per se le informazioni personali. Agire in modo intrusivo o non rispettare i confini degli altri;
  • Sentirsi in colpa nel realizzare i propri desideri es.: “non vado in palestra perché mia moglie/marito si sente solo quando non ci sono”. Sentirsi in colpa nell’affermare apertamente le proprie idee.

Nella gran parte dei casi le persone difficilmente si rendono conto di avere i confini frammentati. Non riuscendo a mettere dei limiti avvertono tristezza, mancanza di piacere, percepiscono un alto livello di bisogno di amore e affetto dagli altri. Pensando di ricevere apprezzamento, amore e affetto, sacrificano la loro identità e rimuovono i loro confini senza esserne pienamente consapevoli. Il loro spazio può essere paragonato ad una casa sempre aperta, senza porte e finestre, dove tutti possono entrare senza chiedere il permesso e a proprio piacimento.  Ricreare questo confine diventa essenziale per ritrovare un senso di benessere, stabilità e sicurezza, significa mettere porte e finestre alla casa, che possiamo aprire e chiudere in base alle proprie necessità, di lasciar fuori chi non piace o di incontrare l’altro senza aver paura di essere travolti dall’ esperienza.

OGNUNO HA I SUOI: I TUOI COME SONO?

La studiosa americana Nina W. Brown riconosce 4 tipi di confini personali adottati da ogni singolo individuo per definire il proprio spazio e distanziarsi dal prossimo:

  1. Deboli –  Una persona con questo tipo di confini è facilmente manipolabile dagli altri. I limiti possono essere calpestati anche in modo impercettibile, senza un confine sicuro non si percepisce il pericolo rischiando di essere “invasi” dall’altro fino alla simbiosi o a fondersi con i confini degli altri arrivando a considerare normale che siano gli altri a decidere per noi. Importante non sminuire il problema di mettere dei “paletti di confine” che delimitano il proprio spazio perché si rischia di perdere la propria identità.
  2. Rigidi – Una persona con confini rigidi si chiude a difesa; è sempre diffidente e si isola per evitare contatti fisici ed emotivi con gli altri; non parla di sè. Questi confini si creano sulla base di una precedente brutta esperienza di solito sono persone che hanno subito precedenti abusi fisici, emotivi, psicologici o sessuali. Quando i confini sono troppo rigidi ci si sottrae alla relazione, alle esperienze, alla vita. In tutti i casi, non è vita. Nella rigidità la nostra casa sarà senza porte né finestre.
  3. Morbidi –  Sono una combinazione tra confini deboli e quelli rigidi. Consentono un minor implicazione emotiva rispetto ai confini deboli, pur non essendo rigidi. Le persone che adottano confini morbidi manifestano sempre incertezza rispetto a cosa accettare e cosa rifiutare.
  4. Elastici, Flessibili – Questo è il confine personale ideale, in grado di generare benessere. Consente di effettuare una selezione su cosa accettare e cosa rifiutare, di distinguere il contatto accuditivo dal contatto  erotico o minaccioso, resiste alle manipolazioni e non si lascia sfruttare. Inoltre, riesce a mantenere la gestione delle proprie emozioni e quindi resiste al contagio emotivo. In questa flessibilità l’individuo quotidianamente fa esperienza ed erge, abbatte, supera e ridefinisce questi confini per crearne dei nuovi. Un confine sicuro, non sente il bisogno delle approvazioni altrui. Confini sani si costruiscono da bambini.

CONFINI SANI E FLESSIBILI

Iniziano a definirsi da bambini, (Il diritto al rifiuto del bambino per leggere l’articolo Clicca qui) e se nulla è andato ad interferire con il delicato processo di costruzione da adulti saremo in grado di difendere il nostro spazio privato con fermezza e con un grande senso di stabilità, sicurezza e fiducia.

Diversamente può accadere che la persona essendo consapevole del proprio disagio sceglie di prendersi cura di sé seguendo un percorso terapeutico per ripristinarli e arrivare a manifestare modalità di risposte più sane e assertive come:

  • Assumersi le responsabilità delle proprie azioni e delle emozioni, senza prendersi carico di quelle degli altri e senza incolpare gratuitamente gli altri;
  • Avere un’alta autostima;
  • Saper comunicare i propri diritti, bisogni e desideri;
  • Fare qualcosa perché lo si vuole, senza aspettarsi nulla, senza sentirsi obbligata e senza temere le conseguenze di un rifiuto;
  • Esprimere il proprio pensiero e la propria scelta o instaurare una discussione senza il timore di ferire i sentimenti di qualcuno;
  • Evitare di condizionare gli altri con il proprio modo di pensare;
  • Accettare e rispettare le opinioni altrui anche se diverse dalle proprie.

Ridefinire i confini personali diventa una strategia possibile, per riconoscere e delimitare il nostro spazio da quello degli altri, per difendersi dagli abusi di potere e le manipolazioni, per porre attenzione tra ciò che ci appartiene e quello che appartiene agli altri.

Attraverso un percorso terapeutico, lavorando sul proprio vissuto personale, anche con l’utilizzo di specifici esercizi, visualizzazioni e colori, per sperimentare a livello corporeo l’invasione, riconoscerla e consapevolizzare le reazioni e le azioni che si attivano, per iniziare a modificare le risposte disfunzionali con altre più funzionali arrivando a ricreare il proprio spazio e il proprio equilibrio.

“So che se deciderò ancora di andare in cerca della felicità, non dovrò cercarla oltre i confini del mio giardino, perché se non la trovo là, non la troverò mai da nessun’altra parte.”
(Dal film Il mago di Oz)

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