L’ABBANDONO: UNA PRIGIONE NEL CUORE

L’ABBANDONO: UNA PRIGIONE NEL CUORE

L’abbandono è un’esperienza traumatica cruda e dolorosa, se resta irrisolto o viene rimosso, chi lo ha vissuto tende a riviverlo nel tempo (coazione a ripetere) sperimentando emozioni intense e comportamenti disfunzionali, tra questi:

  • Forte senso di insicurezza e inadeguatezza;
  • Stati d’ansia e attacchi di panico;
  • Rabbia repressa e attacchi d’ira: la percezione di non essere compresi, ascoltati e sostenuti dall’altro;
  • Manipolazione e Ricatto emotivo: sollevare il senso di colpa nell’altro per farlo sentire responsabile della propria felicità o infelicità;
  • Iper controllo: messo in atto in ogni ambito vita. Tendono ad essere persone ipercritiche;
  • Dipendenza emotiva: per timore di rivivere l’abbandono sono spesso inclini ad annullarsi per la felicità dell’altro, a non deluderlo mai per paura di restare soli e arrivare a credere di non poter vivere senza. (sindrome dell’abbandono).

UN DISAGIO CHE VA OLTRE LA PAURA DI PERDERE QUALCUNO

Le cause sono spesso da ricercarsi nell’infanzia. Il bambino può aver vissuto un vero e proprio abbandono, oppure non averlo vissuto concretamente ma percepito come tale.

Ad esempio:

  • I genitori possono aver disatteso i suoi bisogni;
  • Può essersi sentito non protetto, lasciato a lungo solo o cresciuto da altri;
  • Non essersi sentito amato o voluto.

Nell’esperienza primaria il bambino costruisce l’ idea di se stesso e nel esperienze come queste convincersi di

  • Non essere abbastanza;
  • Non piacere;
  • Non meritare di essere accolto e amato.

Un disagio che può accompagnare la persona per tutta la vita ed essere facilmente innescato in modo imprevedibile e senza possa riuscire a razionalizzarlo.

Lo stimolo attivante (trigger) può innescarsi in molteplici modi: odori, tono della voce, suoni, uno sguardo, determinate parole, se non mi guarda/se mi guarda, se l’altro disattende l’ attenzione desiderata. Le reazioni quando si innescano possono determinare nella persona sentimenti di rabbia, paura, panico e vergogna intensa.

LA FERITA EMOTIVA

Viverla vuol dire sentirsi deufradati dell’infanzia e dell’amore.
Un senso di vuoto che la persona cercherà di colmare in ogni modo e sempre con grande sofferenza. E, sarà incline ad instaurare relazioni tossiche e dipendenti trovandosi poi ad affermare “mi capitano sempre persone che mi fanno stare male…”. In queste relazioni, seppur dolorose, ci resta ad oltranza senza trovare il coraggio di chiuderle, perché nel profondo sentirà che non può esserci nulla di diverso.
“E quando trovi il coraggio di raccontarla la tua storia, tutto cambia.
Perché nel momento stesso in cui la vita si fa racconto, il buio si fa luce e la luce ti indica la strada.
E adesso lo sai, il posto al caldo, il posto al sud sei tu.” Ferzan Ozpetek

❤️ INTERROMPERE LA CATENA DI DOLORE

Vuol dire riconoscere di avere un disagio e chiedere aiuto.
Non possiamo cambiare il passato, tuttavia è possibile affrontarlo per risolverlo, evitando interferisca pesantemente sul presente sabotando serenità e libertà.

Tutte le nostre memorie sono incistate nel corpo e accompagnate da un alto grado di emotività, sciogliere questo legame permette di guardare agli eventi passati senza sofferenza, di recuperare la chiave per aprire la porta del cuore ed evitare che il trauma continui a ostacolare la propria vita.

RICORDA
TU VALI, TU SEI IMPORTANTE E MERITI DI ESSERE FELICE ❤️

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